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lunedì 14 dicembre 2020

«Suo» e «proprio» (Treccani)


La scelta tra le due forme è condizionata dal contesto. 


Quando il possessore è il SOGGETTO GRAMMATICALE della frase, l’aggettivo ➔possessivo proprio (anche al femminile e al plurale) si può usare al posto degli aggettivi di 3a persona singolare suo e 3a persona plurale loro.

Mario ci ha inviati a casa sua propria.

Ognuno pensa al suo proprio tornaconto.

 

Risulta particolarmente utile sostituire suo con proprio quando è necessario evitare ambiguità.

Gianni ha parlato con Marina delle proprie intenzioni (le intenzioni sono di Gianni, non di Marina).

Marco era con Giulio quando ha telefonato ai propri genitori (i genitori sono di Marco, non di Giulio).

 

Quando il possessore NON è il soggetto grammaticale della frase, si possono usare soltanto gli aggettivi suo e loro.

Ho parlato con Marco e con i suoi genitori.

Questo è un loro problema.


La grammatica italiana TRECCANI (2012)



Da leggere anche: «Fausto Raso» / videolezioni.

giovedì 1 ottobre 2015

Congiuntivo

Il congiuntivo è un modo finito del verbo che ha quattro tempi: presenteimperfettopassatotrapassato (i primi due sono tempi semplici, gli altri due tempi composti).
Presente: Può darsi che lei riesca a liberarsi.
ImperfettoFossi matto!
Passato: Mi spiace che non l’abbiate visto.
Trapassato: Mi sarebbe piaciuto che tu fossi venuto. [proposizioni ➔subordinate].

• Quello nelle proposizioni subordinate è l’uso più frequente (congiuntivo significa appunto ‘che congiunge’ la proposizione subordinata alla principale):
– in molte subordinate il congiuntivo si trova in alternativa all’indicativo, per sottolineare una sfumatura di desiderio, di possibilità o probabilità, di dubbio.
– in altre subordinate, il congiuntivo può essere preferito all’indicativo per ragioni legate alla selezione di un ➔registro più alto, o alle reggenze specifiche di alcune congiunzioni e locuzioni congiuntive.
– in altre proposizioni il congiuntivo è l’unico modo che può essere usato nella forma esplicita.

• Tuttavia, il congiuntivo può essere usato anche in proposizioni indipendenti con diversi valori:
esortativo, quando esprime comando, consiglio, preghiera, augurio, per la 1a e 3a persone singolari o plurali del verbo
Nessuno osi contraddirmi!
Possa io sempre restare così.
dubitativo, quando esprime dubbio
Che sia matto?
desiderativo, quando esprime desiderio; in questo caso si adopera l’imperfetto per riferirsi al presente o al futuro, il trapassato per il passato
Potessi almeno rivederlo!
Fossi stato più attento!
esclamativo (talvolta introdotto da magari, o se)
Magari fosse vero!
Sapessi che caldo!

Inoltre, il congiuntivo imperfetto o trapassato si usa nella protasi dei ➔periodi ipotetici del 2o e 3o tipo per esprimere un fatto o una situazione possibile ma poco probabile, o impossibile
Se Giorgio avesse ragione, sarebbe un bel problema.
Se l’uomo fosse arrivato su Marte, la Terra sarebbe meno inquinata.

TRECCANI, La grammatica italiana (2012).

mercoledì 30 settembre 2015

Periodo ipotetico (formazione)

Il periodo ipotetico è un periodo attraverso il quale si esprime un’ipotesi da cui può derivare una conseguenza. È formato dall’unione di una proposizione reggente, o ➔apodosi, con una subordinata condizionale, o ➔protasi. La reggente esprime la conseguenza che deriva o deriverebbe dal realizzarsi della condizione indicata nella subordinata.
A seconda del grado di probabilità dell’ipotesi indicata nella protasi, il periodo ipotetico può essere di tre tipi.

1. Periodo ipotetico della realtà, quando l’ipotesi è reale o molto probabile. Nella protasi il verbo è all’indicativo, nell’apodosi il verbo è all’indicativo o all’imperativo
- Se arriviamo in tempo, andremo a giocare a tennis insieme.
- Se c’è forte vento, copriti la bocca con la sciarpa.
- Se volete incontrarmi, / cercatemi dove non mi trovo (G. Caproni, Indicazione).
 
2. Periodo ipotetico della possibilità, quando l’ipotesi è possibile, ma non sicura. Nella protasi il verbo è al congiuntivo imperfetto, nell’apodosi il verbo è al condizionale presente o all’imperativo
- Se me lo domandassi tu, verrei a lavorare anche la domenica.
- Se Paolo ti chiedesse qualcosa, digli che non ne sai nulla.
 
3. Periodo ipotetico dell’irrealtà, quando l’ipotesi è impossibile e irrealizzabile:
a) se l’ipotesi è riferita al presente, nella protasi il verbo è al congiuntivo trapassato, nell’apodosi il verbo è al condizionale presente o all’imperativo
- Se non avessi preso la laurea, adesso ti licenzierebbero.
b) se l’ipotesi è riferita al passato, nella protasi il verbo è al congiuntivo trapassato, nell’apodosi il verbo è al condizionale passato
- Se fossi stato nei tuoi panni, mi sarei licenziato.

TRECCANI, La grammatica italiana (2012)

sabato 8 novembre 2014

ΚΠγ - Prove d'esame (2003-2011)

Giustizia | Δικαιοσύνη

Δεν είναι αποδεκτό, πρώτα από άποψης κοινωνικής και πολιτικής κι έπειτα από νομικής, να πεθαίνει κάποιος από μη φυσικά αίτια, ενώ βρίσκεται υπό την ευθύνη των κρατικών οργάνων.
Non è accettabile dal punto di vista sociale e civile prima ancora che giuridico, che una persona muoia, non per cause naturali, mentre è affidata alla responsabilità degli organi dello Stato.
Giuseppe Pignatone, capo della Procura di Roma, sul caso Cucchi.
Τζουζέπε Πινιατόνε, προϊστάμενος της Εισαγγελίας Ρώμης, για την υπόθεση Κούκι.

lunedì 3 novembre 2014

L'importanza degli accenti

Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d'essere alla meta
ed era appena a metà.

Per analogo errore
un contadino a Rho
tentava invano di cogliere
le pere da un però.

Non parliamo del dolore
di un signore di Corfù
quando, senza più accento,
il suo cucu non cantò più.



Poesia didattica di Gianni Rodari (1920-1980), scrittore, insegnante elementare e giornalista, che si dedicò con successo alla letteratura per l'infanzia.

sabato 27 settembre 2014

Poliduri e Karyotakis "muoiono disperati"

Nel diario della poetessa greca Maria Poliduri, dove si leggono molte cose sul suo rapporto con il poeta greco Kostas Karyotakis, ambedue morti per suicidio, si trova anche un riferimento dal sapore italiano:



18 maggio 1922
Mezzanotte
... Il lamento dell’innamorato di Tosca che scaturiva dal dolce violino, fece sì che i suoi occhi si riempissero di lacrime e le sue labbra bisbigliassero addolorate - quanto ti amo! - Takis, mio amato... e poi non poter crederti... incapace di sentire il tesoro che nascondi nella tua grande anima. Perché vuoi però che quella canzone, «muoio disperato», se la ricordi ciascuno di noi, quando l’uno morirà prima dell’altro?

Ακούστε τη ρομάντζα στην οποία προφανώς αναφέρεται η Πολυδούρη
Ascolate la romanza alla quale si riferisce ovviamente Poliduri
Από το βιβλίο της Λιλής Ζωγράφου, αφιερωμένο στους δύο ποιητές
Dal libro di Lilì Zografu, dedicato ai due poeti