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lunedì 14 dicembre 2020

«Suo» e «proprio» (Treccani)


La scelta tra le due forme è condizionata dal contesto. 


Quando il possessore è il SOGGETTO GRAMMATICALE della frase, l’aggettivo ➔possessivo proprio (anche al femminile e al plurale) si può usare al posto degli aggettivi di 3a persona singolare suo e 3a persona plurale loro.

Mario ci ha inviati a casa sua propria.

Ognuno pensa al suo proprio tornaconto.

 

Risulta particolarmente utile sostituire suo con proprio quando è necessario evitare ambiguità.

Gianni ha parlato con Marina delle proprie intenzioni (le intenzioni sono di Gianni, non di Marina).

Marco era con Giulio quando ha telefonato ai propri genitori (i genitori sono di Marco, non di Giulio).

 

Quando il possessore NON è il soggetto grammaticale della frase, si possono usare soltanto gli aggettivi suo e loro.

Ho parlato con Marco e con i suoi genitori.

Questo è un loro problema.


La grammatica italiana TRECCANI (2012)



Da leggere anche: «Fausto Raso» / videolezioni.

lunedì 2 dicembre 2019

Passato remoto (formazione ed uso)

Uso dei tempi passati in italiano
(passato prossimo, remoto, imperfetto, trapassato)


Il passato remoto (un'introduzione al tema)


Il passato remoto (coniugazioni, desinenze, irregolarità)


Ο αόριστος (θεωρία, στα ελληνικά)


Ο αόριστος (παραδείγματα, στα ελληνικά)

mercoledì 10 giugno 2015

Ce l’ho (avere + ci)

Perché diciamo: “ce l’ho”, “ce l’hai”? Questa curiosa forma della lingua italiana ha una sua ragione d’essere e il professor Tartaglione ce lo spiega in questo incontro, come sempre breve e saporoso come un caffè.
Perché diciamo: “ce l’ho”, “ce l’hai”? Questa curiosa forma della lingua italiana ha una sua ragione d’essere e il professor Tartaglione ce lo spiega in questo incontro, come sempre breve e saporoso come un caffè.   - See more at: http://www.almaedizioni.it/it/almatv/grammatica-caffe/chi-ce-lha/#sthash.gL4sLzZ1.dpuf


TRASCRIZIONE DEL VIDEO
Fra i mille misteri dei pronomi, in italiano, c’è la forma “ce l’ho”: una forma in cui abbiamo un ci che non si spiega molto facilmente.
Hai una macchina?”  “Sì, ce l’ho”. “Hai un motorino?” “Sì, ce l’ho”.  Quella elle, quel “lo ho” è il pronome normale per dire “la macchina” o “il motorino”; ma quel ci? Da cosa viene? Perché dobbiamo usarlo? In realtà dobbiamo usarlo perché viene da un verbo che non esiste, ma che un linguista ha definito il verbo ciavere: il verbo ciavere, che non troverete mai su un vocabolario, è il verbo avere più questo ci. In realtà il verbo “ciavere” si usa molto, come regionalismo, in Italia: spessissimo si sente dire: “c’ho fame”, “c’ho sete”, “c’ho sonno”.
Quindi dobbiamo immaginare che oltre alla normale forma ho-hai-ha-abbiamo-avete-hanno, presente indicativo del verbo avere, esiste anche un presente – immaginario, se volete – che funziona così, ma non lo scriviamo, perché non sappiamo scriverlo. Mi spiego: il verbo è: c’ho-c’hai-c’ha-c’abbiamo-c’avete-c’hanno. Ma come si scrive c’ho-c’hai-c’ha? Ci sono due scuole di pensiero: una parte di linguisti ritiene che si debba scrivere c apostrofo acca-o: c’ho, c’hai, c’ha, c’abbiamo, c’avete, c’hanno.
Un’altra parte di linguisti ritiene che si debba scrivere “ci ho”, “ci hai”, “ci ha”; non si troverà mai un accordo, perché alcuni dicono: “se scrivo con l’apostrofo, si dovrebbe leggere KO”; altri dicono “se scrivo senza apostrofo, non si legge c’ho, ma si legge ci ho”.
E non andranno mai d’accordo, ma abbiamo una consolazione: non si scrive. Questo verbo ciavere, che si usa nel parlato, oppure più seriamente il verbo averci, non si usa in questa forma, ma quel ci rimane in italiano come sopravvivenza nell’unica forma ce l’ho.
Quindi “hai una macchina?” “Sì, c’ho la macchina”, “ce l’ho”: il pronome doppio deriva da questo ci.
Quindi non sorprendetevi troppo se sentirete dire in Italia molto facilmente “c’ho-c’hai-c’ha”: è una forma permessa nel parlato e raramente usata nello scritto.
 



CI in “La grammatica italiana” – Treccani


Nel parlato e nello scritto informale è molto diffuso l’uso di ci per rafforzare il verbo avere (il cosiddetto ci attualizzante)
«Aspettate, c’ho un problema con l’avviamento del motore»
Soprattutto in frasi come
«C(i) ho caldo»
«C(i) hai sonno?»
«C(i) avevamo fame»
In alcuni casi, l’uso di ci è obbligatorio
«ce l’hai l’ombrello?» «ce l’ho» (non «l’ho»)
L’uso del ci attualizzante è tipico della lingua parlata e per questo motivo la sua grafia non ha mai ricevuto una codificazione normativa. Sono possibili tre diverse realizzazioni scritte, ma per diverse ragioni risultano tutte insoddisfacenti.
• La grafia con elisione c’ho è molto usata, soprattutto in internet, ma crea un’eccezione alla norma ortografica per la quale la c seguita da lettere diverse da e o i ha valore velare (si dovrebbe leggere ‘co’, non ‘ciò’)
«io pure non c’ho capito molto» (forum.soleluna.com)
«c’hanno fregato ancora» (www.stopcensura.com)
• La grafia ci ho è formalmente corretta ma non rispecchia la reale pronuncia, a meno che il lettore non elida mentalmente la i. Questa soluzione era adottata da molti scrittori del secondo Ottocento che intendevano riprodurre le movenze dell’oralità
«e ci ho la moglie anch’io» (G. Verga, I Malavoglia)
«che colpa ci ho io?» (L. Capuana, Novelle)
• La grafia univerbata ciò rispecchia la reale pronuncia ma presuppone un’inesistente forma verbale *ciavere
«Io ciò un amico» (www.rimaiolo.it)
«Su l’anticaja a piazza Montanara ciànno scritto: Teatro de Marcello» (G. G. Belli, Sonetti)

martedì 31 marzo 2015

Le "comparazioni" di Bessarione

Dal discorso di apertura del Concilio di Ferrara-Firenze, letto l'8 ottobre 1438 da Bessarione.

Completare il testo con le parole che mancano per formare la comparazione (esercizio di grammatica, livello B1)

«Il bene non consiste solo nell’ottenere (raggiungere, conquistare) la vittoria quando si possiede (si ha) la verità, ma anche nel perdere bene, che è lo stesso ..... vincere; ed anzi si potrebbe dire che è un bene maggiore, poiché è più vantaggioso (utile) ricevere un beneficio (favore, aiuto) ..... farlo, ascoltare ..... parlare, essere liberati ..... liberare dall’errore gli altri».

Piero della Francesca (Flagellazione di Urbino, 1459) Bessarione
 
 La soluzione dell'esercizio:

giovedì 4 dicembre 2014

Pronomi personali complemento atoni







Fonti delle immagini: 1, 2, 3.


1:00 - 1a persona singolare: MI (complemento diretto, complemento indiretto, pronome riflessivo)
1:48 - 2a persona singolare: TI (complemento diretto, complemento indiretto, pronome riflessivo)
2:18 - 3a persona singolare maschile: LO (complemento diretto), GLI (complemento indiretto), SI (pronome riflessivo)
3:41 - 3a persona singolare femminile: LA (complemento diretto), LE (complemento indiretto), SI (pronome riflessivo)

4:26 - 1a persona plurale: CI (complemento diretto, complemento indiretto, pronome riflessivo)
5:25 - 2a persona plurale: VI (complemento diretto, complemento indiretto, pronome riflessivo)
5:40 - 3a persona singolare maschile: LI (complemento diretto), SI (pronome riflessivo)
6:27 - 3a persona singolare femminile: LE (complemento indiretto), SI (pronome riflessivo)

7:00 - 3a persona plurale mashcile e femminile: LORO/GLI (complemento indiretto)
 

martedì 9 settembre 2014

Passato remoto (formazione dei verbi regolari)

Coniugazione dei verbi regolari
al passato remoto

Videolezioni di grammatica del professore Giuseppe Patota
passato prossimo e passato remoto
(formazione dei verbi regolari)



Grammatica italiana - Verbi
Indicativo passato remoto
(formazione dei verbi regolari)


martedì 15 luglio 2014

Το πρωτοσέλιδο μιας ιταλικής εφημερίδας

di Gianfrànco Fràu Altèa
LA TESTATA: è la parte superiore della pagina. In essa troviamo il nome del giornale, l’anno di fondazione, il numero, il prezzo, l’indirizzo e la data. Talvolta può essere affiancato da riquadri pubblicitari (manchette).
L’ARTICOLO DI APERTURA: è l’articolo più importante per l’argomento trattato. Solitamente è situato in alto al centro ed è caratterizzato da un titolo di grande rilievo (nella foto in alto: «Di Pietro dai ...») . Spesso comprende: l’occhiello, che introduce l’argomento; il titolo, scritto a caratteri grandi ed evidenti; il sommario, cioè un’ulteriore annotazione esplicativa sotto il titolo.
L’ARTICOLO DI FONDO: riporta opinioni e commenti su un determinato problema ed è quasi sempre firmato dal direttore del giornale o da qualche suo collaboratore. Si trova in alto a sinistra. Qui nella foto è invece in basso a sinistra.
L’ARTICOLO DI SPALLA: è generalmente collocato al centro, sotto l’articolo di apertura. Tratta anch’esso un argomento importante e può essere sostituito da una fotografia o da una didascalia.
LA CIVETTA: breve sintesi di articoli contenuti nel giornale.
IL TAGLIO: è la diversa altezza o collocazione occupata sulla pagina dai vari articoli. Vi sono diversi tipi di taglio: alto, medio e basso.
LA FINESTRA: è un riquadro con foto riguardante una notizia importante trattata all’interno.


Ακολουθεί μετάφραση από την Marilena Sachou:

martedì 14 gennaio 2014

«Perdere» e «smarrire»

Perdere: Χάνω.
Smarrire: (πολλύω) πώλεσα.


Mi sono perso le chiavi: Τά ἔχασα τά κλειδιά μου. 
L’Inter ha perso la partita con il Barcellona: ντερ χασε τόν γώνα μέ τή Μπαρτσελόνα. 
Abbiamo perso la trebisonda”: Χάσαμε τόν μπούσουλα. 
Ha perso la vita molto giovane: χασε τή ζωή του πολύ νέος. 

Ηa perso/smarrito la sua fede: χασε/πώλεσε τήν πίστη του. 
Ho perso/smarrito le mie chiavi: Ἔχασα/πώλεσα τά κλειδιά μου. 

Oggetti smarriti: πολεσθέντα ντικείμενα.
 

martedì 7 gennaio 2014

Grecia, vivere al buio ai tempi della crisi

Servizio giornalistico di Euronews in italiano (18/12/2013), sui casi delle forniture sospese per morosità [διακοπή του ηλεκτρικού ρεύματος λόγω καθυστερούμενων οφειλών] e della loro riattivazione illegale [παράνομη επανενεργοποίηση] da parte di attivisti in Grecia.


Segue la trascrizione del servizio [livello B1]:


giovedì 1 agosto 2013

Avverbi di modo in -mente (formazione)

Il suffisso -ménte si aggiunge all’aggettivo di qualità  
  • senza variazioni se l’aggettivo termina in -e (felice - felicemente; dolce - dolcemente); 
  • alla forma del femminile se l’aggettivo termina in -o (lieto, -a - lietamente; superbo, -a - superbamente); 
  • al tema dell’aggettivo se esso termina in -le o -re, oppure in -lo o -ro, preceduti da vocale (nobile - nobilmente, celere - celermente; benevolo - benevolmente, leggero - leggermente). ATTENZIONE alla formazione, se queste desinenze sono precedute da consonante (acre - acremente; aspro, -a - asrpamente).

FONTE PRINCIPALE: Voccabolario Treccani