sabato 15 agosto 2015

La Madonna di Raffaello, Dostojevski, Papadiamantis

 
Raffaello Sanzio (1513-14) 
Madonna Sistina (Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda)

Alessandro Papadiamantis (1851-1911) nel 1889 ha tradotto dal francese il romanzo di Teodoro Dostojevski (1821-1881) «Delitto e castigo» del 1866. La traduzione è stata ripubblicata per intera nel 1992 ad Atene presso le edizioni Ideògrama.



Dal libro della seconda moglie di Dostojevski, Anna Grigor’evna Snitkina (1846-1918), «Dostoevskij, mio marito» del 1925, tradotto in greco da Stella Vurdubà e pubblicato ad Atene presso le edizioni Govostis

giovedì 23 luglio 2015

«Nell’occhio del toro» di Doros Antoniadis

Il primo libro di Doros Antoniadis, Nell’occhio del toro, è un giallo ed è stato pubblicato l’altro ieri ad Atene presso le edizioni Kastaniotis.
Il titolo originale, Στο μάτι του ταύρου, ricorda l’espressione inglese «(hit thebull's-eye», che in italiano significa proprio «(farecentro».

Segue una traduzione italiana della sinossi del giallo di Doros Antoniadis:

Petros Eleftheriadis, commissario della Squadra omicidi della Polizia, ha appena presentato al servizio le sue dimissioni ed è oramai pronto per un nuovo inizio. Prima di lasciare, però, si impegna ad aiutare a risolvere un ultimo caso, con un cadavere posto come l’Uomo vitruviano di Da Vinci, che porta uno strano tatuaggio sul petto e tiene una poesia con dei numeri all’inizio di ogni strofe. Il poliziotto si rende subito conto che non si tratta di un semplice caso di omicidio. Nel suo tentativo di svelare il crimine, si lascia guidare in una storia che inizia 20 anni fa a Salonicco, dove uno studente di psicologia aiuta una ragazza a fuggire dal suo inseguitore ossessivo. Mentre le ore passano, Eleftheriadis scopre fatti e avvenimenti che cambieranno la sua vita più veloce di quanto pensasse. 

Un affascinante giallo con enigmi matematici, un’atmosfera suggestiva e ritmo frenetico, in cui il presente si alterna al passato, mentre il lettore si trova costantemente davanti a un susseguirsi di sorprese.


Ο Πέτρος Ελευθεριάδης, αστυνόμος του Τμήματος Ανθρωποκτονιών, μόλις έχει υποβάλει την παραίτησή του στην υπηρεσία και είναι πλέον έτοιμος για ένα νέο ξεκίνημα. Πριν φύγει όμως, αναλαμβάνει να βοηθήσει σε μια τελευταία υπόθεση, με ένα πτώμα που βρίσκεται τοποθετημένο σαν τον Βιτρουβιανό Άνθρωπο του Ντα Βίντσι, το οποίο φέρει ένα περίεργο τατουάζ στο στήθος και κρατά ένα ποίημα με αριθμούς στην αρχή κάθε στροφής. Ο αστυνόμος αντιλαμβάνεται γρήγορα πως δεν πρόκειται για απλή υπόθεση ανθρωποκτονίας. Στην προσπάθειά του να εξιχνιάσει το έγκλημα, οδηγείται σε μια ιστορία που ξεκινά είκοσι χρόνια πριν στη Θεσσαλονίκη, όπου ένας φοιτητής ψυχολογίας βοηθάει μια κοπέλα να ξεφύγει από τον μανιακό διώκτη της. Όσο περνούν οι ώρες, ο Ελευθεριάδης ανακαλύπτει στοιχεία και γεγονότα που θα του αλλάξουν τη ζωή γρηγορότερα απ’ ό,τι σχεδίαζε. 

Ένα συναρπαστικό αστυνομικό θρίλερ με μαθηματικούς γρίφους, υποβλητική ατμόσφαιρα και καταιγιστικό ρυθμό, όπου το παρόν εναλλάσσεται με το παρελθόν, ενώ ο αναγνώστης βρίσκεται διαρκώς προ αλλεπάλληλων εκπλήξεων.

giovedì 9 luglio 2015

Guy Verhofstadt sulla Grecia

Guy Verhofstadt, leader dei liberali al Parlamento Europeo, già primo ministro del Belgio, durante la seduta plenaria del 8 luglio 2015 si rivolge direttamente ad Alexis Tsipras in un discorso dai toni severi. Ecco una traduzione del discorso pubblicato sulla pagina Facebook di Verhofstadt e riportato qui sopra.



Benvenuto, Sig. Tsipras. Come vede non deve aver paura del Parlamento Europeo. Non deve temere il dibattito. Lo dicevo prima, un democratico come Lei non può certo temere un dibattito, non avrebbe senso. Quindi sono felice di averLa qui e avere per la prima volta la possibilità di discutere la situazione della Grecia in questa sede con Lei presente. Non si può trovare una soluzione per la Grecia e per l’Europa in generale senza discuterne prima in questa sede; ed è quello che stiamo facendo oggi.
Lei ha detto che il popolo greco ha fatto molti sforzi. Ha ragione, infatti non sono loro il problema. Il problema è che la classe politica non ha fatto abbastanza. Quello è il problema oggi.
E sono arrabbiato, lo devo dire, perché Lei continua a parlare di riforme ma non abbiamo mai visto delle proposte concrete di riforme. E sono arrabbiato. Sono arrabbiato perché stiamo incamminando verso l’uscita della Grecia come dei sonnambuli. Stiamo camminando da sonnambuli da ormai cinque anni. E non solo ci stiamo incamminando come sonnambuli, negli ultimi mesi mi pare che stiamo correndo verso la Grexit, ma non siete Voi e non siamo noi a pagare l’uscita della Grecia. Sono i cittadini che si troveranno a dover pagare il conto della Grexit, col 30 o 40 per cento del loro reddito. E quindi Le devo dire che se vogliamo evitare che succeda c’è solo un modo, e questo modo Lei lo conosce bene. Deve farsi avanti nei prossimi giorni, nelle prossime 48, con un pacchetto di riforme credibile e questo vuol dire che proporrà un calendario di riforma vero e proprio. Non bastano le intenzioni.

E lasci che le dica le cinque cose che deve fare. Sono anche disposto a venire ad Atene e discuterne con Lei faccia a faccia.
Prima cosa deve abbandonare il sistema clientelare. Per farlo bisogna mettere leggi sul tavolo e non certo per realizzare i Suoi interessi. Qualche settimana fa il Suo governo ha assunto 13 dirigenti al ministero dell’Istruzione e guarda caso 12 erano di Syriza e l’ultimo non ha una chiara posizione politica. Questa è la realtà. Lei sta sfruttando il sistema. Sta cadendo nella trappola in cui è caduto Pasok, che doveva essere il leader del Partito del grande cambiamento per la Grecia dopo i Colonnelli. E invece hanno usato per anni e anni il sistema clientelare per il loro interesse.
Seconda cosa, deve ridimensionare drasticamente il settore pubblico. Lo so che è difficile per un uomo di sinistra ma deve essere fatto. Sig. Tsipras, deve trasformare il sistema bancario pubblico e renderlo privato.
Deve aprire i mercati e le professioni per i giovani. Non avete leggi per quello? Create leggi che aprano almeno dieci professioni ai cittadini giovani.
E infine, poniamo una fine ai privilegi per gli armatori, i militari, la chiesa ortodossa, le isole greche.
E non dimentichiamoci dei privilegi dei partiti politici. Vi piacciono questi privilegi, va bene. Vi piacciono tantissimo, ma a me no. Ogni giorno i partiti politici ricevono soldi dalle banche che se si trovano in una situazione di crisi devono dare la colpa a Voi che ricevete queste somme di denaro.
Metta tutto questo insieme in un bel pacchetto da presentare nei prossimi giorni e sono sicuro che noi tutti saremo disposti a trovare una soluzione.

Ma bisogna iniziare in questo modo. E Lei può farlo perché non c’è mai stato nessuno in Grecia con dei poteri come i suoi. Nessuno ha mai avuto un mandato più forte, Lei ne ha persino due. Lei è stato eletto e ha vinto il referendum. Lei è l’unico che può sistemare questa situazione. E lo dico, abbiamo tutti la nostra responsabilità. Secondo me dobbiamo creare un fondo di rimborso del debito per tutti e dobbiamo farlo presto. Ma prima tocca a Lei. Non è una situazione da “viene prima l’uovo o la gallina”. La decisione che Lei ha davanti è molto semplice. Come vuole essere ricordato? Come un incidente elettorale che ha reso la sua gente più povera? O vuole essere ricordato, Sig. Tsipras, come un vero riformatore rivoluzionario? Segua le orme di Venizelos, il grande liberale che tra un conflitto mondiale e l’altro ha portato la modernità in Grecia. Questa è la scelta che Lei deve fare. E io so cosa vogliono i Suoi cittadini. L’80% di essi vuole restare in Europa e nell’Eurozona. Questo è il momento per dimostrare di essere un vero leader, non un falso profeta. Lo faccia!
FONTE
 

domenica 5 luglio 2015

Referendum / Δημοψήφισμα

Dal libro dello scrittore portoghese Jose Saramago (1922–2010) Saggio sulla lucidità. 

Από το βιβλίο του Πορτογάλου συγγραφέα Ζοζέ Σαραμάγκου (1922–2010) Περί φωτίσεως.


Tempo pessimo per votare, si lagnò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici dopo aver chiuso violentemente il parapioggia inzuppato ed essersi tolto un impermeabile che a ben poco gli era servito nell'affannato trotto di quaranta metri da dove aveva lasciato l'auto fino alla porta da cui, col cuore in gola, era appena entrato. Spero di non essere l'ultimo, disse al segretario che lo aspettava qualche passo indietro, al riparo dalle raffiche che, sospinte dal vento, allagavano il pavimento. Manca ancora il suo supplente, ma siamo in orario, tranquillizzò il segretario, Se continua a piovere così sarà una vera impresa se arriveremo tutti, disse il presidente mentre si trasferivano nella sala dove si sarebbe svolta la votazione. Salutò per primi i colleghi di seggio che avrebbero fatto gli scrutatori, poi i rappresentanti di lista e i loro rispettivi supplenti. Usò l'attenzione di adottare per tutti le stesse parole, non lasciando trasparire nel viso né nel tono della voce alcun indizio che consentisse di cogliere le sue personali tendenze politiche e ideologiche. Un presidente, sia pure di una sezione elettorale tanto normale come questa, dovrà regolarsi in tutte le situazioni secondo il più rigoroso senso di indipendenza, o, in altre parole, mantenere le apparenze.


[...] ma il comune, questo, è della città e non la città del comune, spero di essere stato sufficientemente chiaro, signor ministro, Talmente chiaro che le farò una domanda, A sua disposizione signor ministro, Ha votato scheda bianca, Come, prego, non ho sentito bene, Le ho domandato se ha votato scheda bianca, le ho domandato se era in bianco la scheda che ha depositato nell'urna, Non si sa mai, signor ministro, non si sa mai, Quando sarà tutto finito, spero di avere con lei una lunga conversazione, Ai suoi ordini, signor ministro, Buonasera, Buonasera, Avrei voglia di venir lì a darle una tirata di orecchio, Non ho più l'età, signor ministro, Se un giorno dovesse essere ministro dell'interno, saprà che per le tirate di orecchio e altri rimproveri non c'è mai stato limite di età, Che non la senta il diavolo, signor ministro, Il diavolo ha un udito talmente buono che non ha bisogno che gli dicano le cose a voce alta, Che dio ci aiuti, allora, Non vale la pena, è sordo dalla nascita.

fonti: 1, 2, 3.

domenica 28 giugno 2015

Eurogruppo senza la Grecia


Il ministro italiano dell’Economia Pier Carlo Padoan, al termine della prima riunione dell’Eurogruppo senza la Grecia (27/06.2015). 
Ο Ιταλός Υπουργός Οικονομικών Πιέρ Κάρλο Πάντοαν, στο τέλος της πρώτης συνεδρίασης της Ευρωομάδας χωρίς την Ελλάδα (27/06.2015).
«Non è l’Europa che sta facendo fallire la Grecia, ma caso mai sono le scelte del governo greco che non sono a mio avviso adeguate alle necessità della Grecia. L’Europa al contrario sta dimostrando una grande coesione e sta facendo di tutto non solo per mantenere l’integrità della zona euro, ma per rafforzarla». 
«Δεν είναι η Ευρώπη που οδηγεί στη χρεοκοπία την Ελλάδα, αλλά μάλλον οι επιλογές της ελληνικής κυβέρνησης, οι οποίες δεν είναι, κατά την άποψή μου, κατάλληλες για τις ανάγκες της Ελλάδας. Η Ευρώπη, αντιθέτως, παρουσιάζει μεγάλη συνοχή και καταβάλλει κάθε δυνατή προσπάθεια, όχι μόνο για να διατηρήσει την ακεραιότητα της ζώνης του ευρώ, αλλά για να την ενισχύσει».

domenica 21 giugno 2015

«Il Re» - «American Desperado» (traduzioni/μεταφράσεις)


Όμιλος μαθητών των ακαδημαϊκών ετών 2013-2014 και 2014-2015 μετέφρασε από τα ιταλικά αποσπάσματα από το βιβλιο: American Desperado. My Life - From Mafia Soldier to Cocaine Cowboyto Secret Governement Asset, (Random House, New York, 2011). 
Un gruppo di studenti degli anni accademici 2013-2014 e 2014-2015 ha tradotto dall’italiano brani dal libro: Il re, di Jon Roberts e Evan Wright (edizioni Piemme, Milano 2013).


«Per gran parte del tempo che ho passato su questa terra, non ho avuto nessun riguardo per la vita umana. Questa è stata la chiave del mio successo».
«Το μεγαλύτερο μέρος του χρόνου που πέρασα πάνω σε αυτή τη γη, δεν είχα κανένα σεβασμό για την ανθρώπινη ζωή. Αυτό ήταν το κλειδί της επιτυχίας μου».
«Crescendo ho capito chiaramente qual era la filosofia di mio padre: il male è più forte del bene. [...] Se hai un problema, scegli la soluzione più cattiva, e usa il male con tutte le tue forze. È così che si arriva in alto. La via del male è quella che funziona, perché il male e più forte del bene».
«Μεγαλώνοντας κατάλαβα ξεκάθαρα ποια ήταν η φιλοσοφία του πατέρα μου: το κακό είναι πιο δυνατό από το καλό. Αν έχεις πρόβλημα, διάλεξε την πιο μοχθηρή λύση και χρησιμοποίησε το κακό με όλες σου τις δυνάμεις. Έτσι φτάνει κάποιος στην κορυφή. Ακολουθώντας τον δρόμο του κακού πετυχαίνεις το στόχο σου, γιατί το κακό είναι πιο δυνατό από το καλό».
«Crescendo, ho smesso di avercela con mia madre. Mi sono reso conto che ha preso certe decisioni per motivi che da bambino non potevo capire. Non solo non ce l’ho più con lei, ma le sono grato. È lei che mi ha messo al mondo. Rimpiango di non averle mai detto: “Ehi ma’, ti voglio tanto bene”».
«Μεγαλώνοντας έπαψα να είμαι θυμωμένος με τη μητέρα μου. Συνειδητοποίησα ότι έλαβε κάποιες αποφάσεις για λόγους που δεν μπορούσα να καταλάβω σαν παιδί. Όχι μόνο έπαψα πια να είμαι θυμωμένος μαζί της, αλλά της είμαι ευγνώμων. Αυτή με έφερε στον κόσμο. Λυπάμαι που δεν της είπα ποτέ: “Ε μαμά, σ' αγαπώ πολύ”».
«Nella società moderna non sono tanti gli individui veramente duri. Di gente dotata di coraggio ce n’è, ma non dura più di dieci secondi. Appena gli fai male, il coraggio sparisce come una nuvoletta di fumo. Strappagli a morsi un orecchio, spezzagli le dita, sparagli in una gamba e poi vedi se uno non cambia idea. Invece, uno che si batte ogni giorno della sua vita reagisce in modo diverso. Se gli fai male, diventa ancora più cattivo. Sono pochissimi quelli che reagiscono così. E quelli che lo fanno sono persone pericolose».
«Στη σύγχρονη κοινωνία δεν είναι πολλά τα άτομα που είναι πραγματικά σκληρά. Υπάρχουν άτομα που έχουν θάρρος, αλλά αυτό δεν διαρκεί για περισσότερο από δέκα δευτερόλεπτα. Μόλις τους πονέσεις, το θάρρος εξαφανίζεται σαν ένα σύννεφο καπνού. Ξερίζωσε με τα δόντια σου το αυτί τους, σπάσε τα δάχτυλά τους, πυροβόλησέ τους στο πόδι και μετά δες αν κάποιος δεν αλλάζει ιδέα. Απεναντίας, κάποιος που παλεύει κάθε μέρα της ζωής του αντιδρά με διαφορετικό τρόπο. Αν τον πονέσεις, γίνεται ακόμα πιο κακός. Είναι πολύ λίγοι όσοι αντιδρούν ἐτσι. Και εκείνοι που το κάνουν είναι άνθρωποι επικίνδυνοι».
«Le persone buone non riescono a capire come uno possa essere realmente cattivo, forse perché, oltre che buone, sono anche un filino sciocche. Mia sorella non ha mai perso le speranze riguardo a me, perché era buona».
«Οι καλοί άνθρωποι δεν μπορούν να καταλάβουν πώς μπορεί κανείς να είναι πραγματικά κακός, ίσως επειδή δεν είναι μόνο καλοί, αλλά είναι και κομματάκι αφελείς. Η αδελφή μου δεν έχασε ποτέ την ελπίδα για μένα, γιατί ήταν καλή».
«Il male è più forte del bene, ma se sei stupido non vale. Ero giovane e i giovani sbagliano, ma gli errori aiutano a capire. Chiunque può sbagliare, a patto di non ricascarci».
«Το κακό είναι ισχυρότερο από το καλό, αλλά αν είσαι ηλίθιος δεν ισχύει. Ήμουν νέος και οι νέοι κάνουν λάθη, αλλά τα λάθη βοηθούν να καταλάβουμε. Ο καθένας μπορεί να κάνει λάθος, αρκεί να μην ξανακυλήσει (στο ίδιο λάθος)».
«Se fai la guerra e la vuoi vincere, non puoi pensare di usare i guanti bianchi».
«Αν κάνεις πόλεμο και θες να τον κερδίσεις, δεν μπορείς να σκέφτεσαι ότι θα φερθείς με το γάντι».
«Quando un paese fa la guerra, agisce come uno schizofrenico. Da un lato prende gente malvagia e la spedisce in qualche giungla, a fare le cose più orribili che si possa immaginare, dall’altro pretende di stare dalla parte del bene. Il guaio è che il bene, per vincere, ha bisogno del male. Per arrivare alla vittoria, gli angeli devono chiedere aiuto al diavolo».
«Όταν μια χώρα κάνει πόλεμο, λειτουργεί όπως ένας σχιζοφρενης. Από τη μία πλευρά παίρνει μοχθηρούς ανθρώπους και τους στέλνει σε κάποια ζούγκλα, να κάνουν τα πιο φρικτά πράγματα που μπορεί κανείς να φανταστεί, από την άλλη ισχυρίζεται ότι είναι με την πλευρά του καλού. Το πρόβλημα είναι ότι το καλό, για να κερδίσει, χρειάζεται το κακό. Για να επιτύχουν τη νίκη, οι άγγελοι πρέπει να ζητήσουν βοήθεια από το διάβολο».
«È una cosa che ho imparato quando ero sotto chiave in clinica, dopo la guerra. Bisogna andarci d’accordo, con le persone. Puoi essere forte quando vuoi, ma a volte devi stare al gioco degli altri. Altre volte invece è meglio passare alle maniere forti. Devi essere furbo, a capire quando e come dosare le due cose. È una lezione che mi ha dato il Vietnam, e l’ho applicata quando sono tornato nel mondo civile».
«Είναι κάτι που έμαθα όταν ήμουν κλειδωμένος στην κλινική, μετά τον πόλεμο. Είναι απαραίτητο, με τους ανθρώπους, να πηγαίνουμε με τα νερά τους. Μπορείς να είσαι ισχυρός όσο θέλεις, αλλά μερικές φορές πρέπει να παίξεις το παιχνίδι των άλλων. Άλλες φορές πάλι είναι καλύτερο να κάνεις σκληρό παιχνίδι. Θα πρέπει να είσαι πονηρός, να κατανοήσεις πότε και πώς να ισορροπήσεις αυτά τα δύο. Είναι ένα μάθημα που μου έδωσε το Βιετνάμ και το εφάρμοσα όταν ήρθα πίσω στον πολιτισμένο κόσμο».

Συνεργάστηκαν οι κάτωθι μαθήτριες και μαθητές ιταλικών:
Hanno collaborato le studentesse e gli studenti di italiano seguenti:

sabato 20 giugno 2015

Un accordo subito

«Siamo giunti alla fine di una trattativa di molti mesi, con asfissiante mancanza di liquidità allo Stato e al settore privato e con enorme insicurezza. Se non si arriva subito a un accordo con i partner europei, la Grecia andrà in default dentro o fuori dall’euro. L’uscita della Grecia dall’euro sarebbe un disastro totale, con il crollo delle banche a causa di prelievi massicci, grande inflazione, perdita enorme del potere d’acquisto dei greci, carenza di beni di prima necessità ed emarginazione del paese. Ma anche un default all’interno dell’euro condurrebbe velocemente all’uscita da esso. Sarebbe qualcosa di estremamente difficile da gestire da parte di qualsiasi governo greco. Ci vorrebbe un enorme sostegno da parte della Banca centrale europea, che non lo avrebbe. In breve tempo, il governo greco, volontariamente oppure sotto pressione, sarebbe andato alla nuova dracma. Quindi, entrambi i tipi di default (dentro e fuori dall’euro) portano alla distruzione totale della nuova dracma.
L’accordo dell’ultimo minuto sarà mediocre e senza i necessari cambiamenti strutturali. Ma sarà di gran lunga superiore rispetto al caos del default e della dracma. Il governo greco deve firmare subito!»

Segue il testo greco di questa dichiarazione e le firme dei 13 professori greci di università di tutto il mondo che l’hanno redatta. La traduzione italiana è di Alessandra Kutì (studentessa d’italiano, livello B1).

«Φτάσαμε στο τέλος της πολύμηνης διαπραγμάτευσης με ασφυκτική έλλειψη ρευστότητας στο κράτος και στον ιδιωτικό τομέα και με τεράστια αβεβαιότητα. Εάν δεν γίνει άμεσα συμφωνία με τους Ευρωπαίους εταίρους, η Ελλάδα θα χρεοκοπήσει μέσα στο ευρώ ή έξω από το ευρώ. Η έξοδος της Ελλάδας από το ευρώ θα ήταν ολική καταστροφή, με κατάρρευση των τραπεζών από αθρόες αναλήψεις, μεγάλο πληθωρισμό, τεραστία μείωση της αγοραστικής δύναμης των Ελλήνων, ελλείψεις σε βασικά αγαθά και περιθωριοποίηση της χώρας. Αλλά και μια χρεοκοπία μέσα στο ευρώ θα οδηγούσε γρήγορα στην έξοδο από αυτό. Θα ήταν εξαιρετικά δύσκολη να τη διαχειριστεί οποιαδήποτε ελληνική κυβέρνηση. Θα χρειαζόταν τεράστια υποστήριξη από την ΕΚΤ, που δεν θα την είχε. Μέσα σε λίγο χρόνο, η ελληνική κυβέρνηση, εθελοντικά ή κάτω από πίεση, θα πήγαινε στη νέα δραχμή. Ετσι και οι δύο τύποι χρεοκοπίας (μέσα και έξω από το ευρώ) οδηγούν στην ολική καταστροφή της νέας δραχμής.

Η συμφωνία της τελευταίας στιγμής θα είναι μέτρια και χωρίς τις απαιτούμενες διαρθρωτικές αλλαγές. Αλλά θα είναι κατά πολύ υπέρτερη σε σύγκριση με το χάος της χρεοκοπίας και της δραχμής. Η ελληνική  κυβέρνηση  πρέπει  να την υπογράψει άμεσα!».

Μάριος Αγγελέτος, ΜΙΤ 
Κώστας Αζαριάδης, Washington University in St. Louis 
Δημήτρης Βαγιανός, London School of Economics 
Χάρης Ντέλλας, Universitat Bern 
Γιάννης Ιωαννίδης, Tufts University 
Γιώργος Κωνσταντινίδης, University of Chicago 
Κώστας Μεγήρ, Yale University 
• Νίκος Οικονομίδης, New York University 
• Στυλιανός Περράκης, Concordia University 
• Μανόλης Πετράκης, Πανεπιστήμιο Κρήτης 
• Χριστόφορος Πισσαρίδης, Νομπέλ Οικονομίας, London School of Economics και Πανεπιστήμιο Κύπρου 
• Θανάσης Στέγγος, University of Guelph 
• Μιχάλης Χαλιάσσος, Goethe University Frankfurt

mercoledì 10 giugno 2015

Ce l’ho (avere + ci)

Perché diciamo: “ce l’ho”, “ce l’hai”? Questa curiosa forma della lingua italiana ha una sua ragione d’essere e il professor Tartaglione ce lo spiega in questo incontro, come sempre breve e saporoso come un caffè.
Perché diciamo: “ce l’ho”, “ce l’hai”? Questa curiosa forma della lingua italiana ha una sua ragione d’essere e il professor Tartaglione ce lo spiega in questo incontro, come sempre breve e saporoso come un caffè.   - See more at: http://www.almaedizioni.it/it/almatv/grammatica-caffe/chi-ce-lha/#sthash.gL4sLzZ1.dpuf


TRASCRIZIONE DEL VIDEO
Fra i mille misteri dei pronomi, in italiano, c’è la forma “ce l’ho”: una forma in cui abbiamo un ci che non si spiega molto facilmente.
Hai una macchina?”  “Sì, ce l’ho”. “Hai un motorino?” “Sì, ce l’ho”.  Quella elle, quel “lo ho” è il pronome normale per dire “la macchina” o “il motorino”; ma quel ci? Da cosa viene? Perché dobbiamo usarlo? In realtà dobbiamo usarlo perché viene da un verbo che non esiste, ma che un linguista ha definito il verbo ciavere: il verbo ciavere, che non troverete mai su un vocabolario, è il verbo avere più questo ci. In realtà il verbo “ciavere” si usa molto, come regionalismo, in Italia: spessissimo si sente dire: “c’ho fame”, “c’ho sete”, “c’ho sonno”.
Quindi dobbiamo immaginare che oltre alla normale forma ho-hai-ha-abbiamo-avete-hanno, presente indicativo del verbo avere, esiste anche un presente – immaginario, se volete – che funziona così, ma non lo scriviamo, perché non sappiamo scriverlo. Mi spiego: il verbo è: c’ho-c’hai-c’ha-c’abbiamo-c’avete-c’hanno. Ma come si scrive c’ho-c’hai-c’ha? Ci sono due scuole di pensiero: una parte di linguisti ritiene che si debba scrivere c apostrofo acca-o: c’ho, c’hai, c’ha, c’abbiamo, c’avete, c’hanno.
Un’altra parte di linguisti ritiene che si debba scrivere “ci ho”, “ci hai”, “ci ha”; non si troverà mai un accordo, perché alcuni dicono: “se scrivo con l’apostrofo, si dovrebbe leggere KO”; altri dicono “se scrivo senza apostrofo, non si legge c’ho, ma si legge ci ho”.
E non andranno mai d’accordo, ma abbiamo una consolazione: non si scrive. Questo verbo ciavere, che si usa nel parlato, oppure più seriamente il verbo averci, non si usa in questa forma, ma quel ci rimane in italiano come sopravvivenza nell’unica forma ce l’ho.
Quindi “hai una macchina?” “Sì, c’ho la macchina”, “ce l’ho”: il pronome doppio deriva da questo ci.
Quindi non sorprendetevi troppo se sentirete dire in Italia molto facilmente “c’ho-c’hai-c’ha”: è una forma permessa nel parlato e raramente usata nello scritto.
 



CI in “La grammatica italiana” – Treccani


Nel parlato e nello scritto informale è molto diffuso l’uso di ci per rafforzare il verbo avere (il cosiddetto ci attualizzante)
«Aspettate, c’ho un problema con l’avviamento del motore»
Soprattutto in frasi come
«C(i) ho caldo»
«C(i) hai sonno?»
«C(i) avevamo fame»
In alcuni casi, l’uso di ci è obbligatorio
«ce l’hai l’ombrello?» «ce l’ho» (non «l’ho»)
L’uso del ci attualizzante è tipico della lingua parlata e per questo motivo la sua grafia non ha mai ricevuto una codificazione normativa. Sono possibili tre diverse realizzazioni scritte, ma per diverse ragioni risultano tutte insoddisfacenti.
• La grafia con elisione c’ho è molto usata, soprattutto in internet, ma crea un’eccezione alla norma ortografica per la quale la c seguita da lettere diverse da e o i ha valore velare (si dovrebbe leggere ‘co’, non ‘ciò’)
«io pure non c’ho capito molto» (forum.soleluna.com)
«c’hanno fregato ancora» (www.stopcensura.com)
• La grafia ci ho è formalmente corretta ma non rispecchia la reale pronuncia, a meno che il lettore non elida mentalmente la i. Questa soluzione era adottata da molti scrittori del secondo Ottocento che intendevano riprodurre le movenze dell’oralità
«e ci ho la moglie anch’io» (G. Verga, I Malavoglia)
«che colpa ci ho io?» (L. Capuana, Novelle)
• La grafia univerbata ciò rispecchia la reale pronuncia ma presuppone un’inesistente forma verbale *ciavere
«Io ciò un amico» (www.rimaiolo.it)
«Su l’anticaja a piazza Montanara ciànno scritto: Teatro de Marcello» (G. G. Belli, Sonetti)